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Sapore di mare

  • silviacamagni
  • 12 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Incontrai Michele in occasione di Slow Fish, la manifestazione dedicata al pesce “buono, pulito e giusto”, organizzata da Slow Food a Genova.

Io curiosavo tra degustazioni, incontri e laboratori, muovendomi tra bancherelle che non solo facevano conoscere i prodotti, ma raccontavano storie di territori, promuovendo pratiche sostenibili e consapevoli.

E così, naturalmente, ci mettemmo a parlare. E qualcosa di lui mi conquistò… non un semplice produttore, ma un custode di tradizioni e un narratore del gusto.


Michele: una vita tra mare e memoria

Michele è cresciuto con il rumore delle onde e il ritmo della pesca. Per oltre vent’anni ha lavorato nel settore ittico, imparando sul campo tecniche, stagionalità e rispetto per il prodotto.

Nel 2017 ha deciso di trasformare quell’esperienza in qualcosa di suo: un progetto che avesse al centro la qualità, la manualità e la cultura gastronomica ligure.

Non è stata una scelta commerciale, ma identitaria. L’Anciua, nome del suo progetto, nasce dal desiderio di riportare al centro ciò che conta davvero: la materia prima, il tempo, la cura.



L’anciua: piccola e identitaria

L’anciua, in dialetto ligure, è l’acciuga: un pesce piccolo e azzurro, ma ricchissimo di sapore e storia.

Vive in banchi numerosi nel Mediterraneo ed è da sempre protagonista della cucina povera di mare, soprattutto in Liguria, terra stretta tra mare e monti, dove la pesca era quotidianità.

La tradizione della salagione, diffusa nei borghi costieri e nell’entroterra, l’ha resa un ingrediente fondamentale della cucina ligure, capace di dare carattere anche ai piatti più semplici.

Il suo sapore intenso e profondo è diventato un vero tratto identitario regionale, tanto da essere oggi simbolo gastronomico della Liguria.



Dalla bottega alle fiere del gusto

Nel laboratorio di Michele le acciughe vengono lavorate secondo metodi tradizionali: salatura lenta e rispetto assoluto del prodotto. Non c’è industrializzazione, ma artigianalità e conoscenza.


Acciughe sotto sale, filetti in olio extravergine, creme saporite: ogni vasetto racconta un pezzo di mare.

Nel tempo Michele ha portato L’Anciua oltre la dimensione locale, partecipando a fiere ed eventi enogastronomici, collaborando con scuole di cucina e realtà legate alla cultura gastronomica italiana, diventando un punto di riferimento per chi cerca autenticità.

Ma ciò che colpisce non è tanto il riconoscimento esterno, quanto la coerenza interna: Michele continua a raccontare il suo lavoro con la stessa semplicità di chi conosce il valore delle cose fatte bene.



Un’esperienza che va oltre il prodotto

L’Anciua non è solo un laboratorio, ma un invito a rallentare. A capire da dove arriva ciò che mangiamo. A riscoprire l’Italia attraverso i suoi sapori più veri.

E Michele è una di quelle persone che, più che vendere un prodotto, condividono un pezzo della propria storia e della propria identità gastronomica.


Per chi ama viaggiare a piedi, con curiosità e rispetto, realtà come questa sono tappe preziose: non solo luoghi da vedere, ma persone da incontrare.




 
 
 

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