Il Rosso e i suoi fratelli
- silviacamagni
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C’era una volta, tra le colline della Lucchesia, un fagiolo rosso che non amava farsi dimenticare.
Intorno a lui vivevano altri semi, suoi fratelli, diversi per forma e colore ma uniti dalla stessa terra e dalla stessa storia: quella della biodiversità contadina della Lucchesia.
Accanto al celebre Fagiolo Rosso di Lucca, riconosciuto come Presidio Slow Food, esiste infatti un universo di varietà locali legate alla lunga storia agricola della piana di Lucca.
Un patrimonio fatto di semi, gesti antichi e conoscenze tramandate di generazione in generazione, che raccontano un rapporto profondo tra l’uomo e la terra.
Tecniche di coltivazione tradizionali
Nella Lucchesia contadina, la coltivazione del fagiolo non era un’attività isolata, ma parte di un sistema agricolo sostenibile e integrato con altre colture.
Una delle tecniche più diffuse era la consociazione con il mais: i fagioli venivano seminati alla base delle piante di granturco, che fungevano da sostegno naturale per la pianta rampicante. Una pratica semplice ma efficace, capace di garantire numerosi vantaggi: miglior uso dello spazio, maggiore ombreggiatura del terreno e minore erosione del suolo
A questo si aggiungeva un’attenta selezione dei semi direttamente in campo: i contadini sceglievano quelli delle piante più robuste e meglio adattate al microclima locale. Così, anno dopo anno, nascevano varietà uniche, profondamente legate al proprio territorio.
Il Rosso e i suoi Fratelli
A dare voce e organizzazione a questa ricchezza di legumi è nata l’associazione culturale Il Rosso e i suoi Fratelli: un gruppo di appassionati, agricoltori e custodi di semi locali impegnato nella promozione, tutela e valorizzazione dei fagioli della Lucchesia, con particolare attenzione al Presidio Slow Food del Fagiolo Rosso di Lucca.
I “Friends” del Rosso
Oltre al Rosso di Lucca, un filo rosso unisce diverse varietà tradizionali, ognuna con una propria storia e un carattere distintivo:
Fagiolo Scritto di Lucca. Piccolo e marrone chiaro, dal sapore equilibrato e delicato. Perfetto sia lessato sia in crema, magari aromatizzata con erbe e lardo.
Fagiolo Aquila o Lupinaro. Bianco con una caratteristica macchia scura, morbido e saporito, ideale sia per preparazioni semplici che per piatti più elaborati.
Cannellino di San Ginese e Sant’Alessio. Fagiolo bianco tradizionale della piana, apprezzato per la sua delicatezza e versatilità in cucina.
Queste e altre tipologie raccontano una biodiversità che va oltre il singolo prodotto: ognuna conserva un legame profondo con il proprio campo e la propria comunità. Insieme compongono un patrimonio gastronomico che merita di essere conosciuto, tutelato e tramandato.

Una riscoperta da gustare
Per chi ama viaggiare lentamente, camminare tra borghi e campagne e scoprire storie di persone e prodotti autentici, questi legumi sono molto di più di semplici ingredienti.
Sono tracce di un modo di vivere che rispetta i tempi della natura e celebra la convivialità attorno a un piatto semplice, ma ricco di significato.



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